Oltre le favole

Oltre le favole

Non so più cosa sono, oltre le favole. La padrona della storia, una buffona su carta Fabriano, una particella di semplicità stanca di se stessa, di descrivere cerchi,indescrivibili cerchi, già donati al mondo in maniera perfetta, da qualcun altro che di cognome fa Grimm. Non so più che cosa sono se devo raccontare favole.
Non so inventare niente. Non essere bambina, più. Sono entrata in troppe case di Hansel e Gretel, ho conosciuto milioni di streghe; ho mangiato i confetti che mi hanno offerto, tanti da ingrassare, e sono scappata via come tutti quelli che hanno paura. Sono stata una banalissima, comunissima fifona. Ho visto il Lupo da lontano e da vicino, e l’unica preoccupazione che ho avuto è stata solo quella di raggiungere un cespuglio. Sono stata abbandonata proprio come Pollicino. Lui per mancanza di pane io per mancanza di amore e, paradossalmente, la fame è rimasta addosso a me. Una fame, una fame, una fame… e una voglia di mandare affanculo mia madre… ma alla fine non l’ho commessa quella scempiaggine lì, e ho compiuto la mia favola col perdono.
Ho perdonato tutti, non tanto per amore ma per stanchezza, o per giustizia, o per vigliaccheria, chissà. Adesso devo inventare favole per chiudere un nuovo cerchio perché mi serve il pane, perché mi serve una dignità, perché mi serve sognare.
Lo vedi? Tutto torna.
Tornano i capelli neri di Biancaneve, le fragoline di Cappuccetto Rosso, le madri che se ne infischiano, le matrigne che se ne approfittano, i padri che ne soccombono, le mezze-notti come limite ultimo, lo scoccare del gong, i topi che ballano, il padrone in ferie, la zucca non più zucca ex carrozza contenitrice di ceri d’ottobre, tutti presenti, presenti tutti, tutto presente, recente, odierno, di adesso. 
Tutto torna, torna tutto: la scarpetta perfetta, la sorellastra che rosica, il Palazzo Reale, il reale, il surreale, le vetrate, il forse, il vero, il falso, il cristallo, il principe azzurro non arriva a cavallo, il suo senso figurato, le sua figuraccia, il suo essere scorretto non essendo lui azzurro, e non avendo, lui, nessun tipo di pennacchio.
Ho imparato a crescere stando fuori dalla morale della favola, ho capito la fregatura, stanne certo. Ora che sono grande mi ritrovo a dover fare la mia parte in questo mondo pieno zeppo stipato di Cenerentole e farò la brava, stai pure tranquillo. Farò la brava senza necessariamente inventarmi un bosco. Posso?

“Oltre le favole”
da ‘Capriole finite bene’, 
il mio ultimo libro edito da Il Seme Bianco-Castelvecchi editore.

Questa è la capriola che mi ha richiesto più coraggio. Non volevo pubblicarla, così intima e virale, ma scopro che è uno dei miei scritti più apprezzati, le persone che hanno letto il libro me lo dicono e, fosse anche solo per il perdono che ci ho messo dentro, sono felice di essermi lasciata andare, di aver lanciato questa capriola nel mondo, e che sia finita bene.

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