Petali e disascalie – Capriole finite bene

Petali e disascalie – Capriole finite bene

Si aprono come petali le intenzioni tonanti in questo giorno salmastro.
Grande potenziale hanno i profumi
prima di diventare ostriche.
Grande intento hanno i confini prima di dipanarsi 
come fili di lana sciolti nel mare.
Grandi parole hanno gli sconosciuti prima di dileguarsi all’angolo della strada
prima di diventare didascalie 
didascalie di mondi che attraversiamo per un solo istante 
elenchi puntati tra le nostre storie
parentesi effimere
immagini di stanze d’albergo lasciate in fretta al mattino 
dopo avere visitato una gran bella città
dopo avere tolto la custodia degli occhiali 
dal perimetro di un vaso di fiori 
comune a tutti gli ospiti dell’hotel, 
dopo avere infilato un asciugamano ancora bagnato 
dentro la valigia 
ed essersene andati via, 
dopo avere chiuso la porta alle nostre spalle 
e sentito il bisogno di volerne ancora 
di quelle lenzuola appaltate a una cooperativa
di quell’odore di iodio e giostra 
di quel sapore di rena e Mojito
di quel partire per capire chissà cosa
chissà perché.
E non c’è niente da fare
non c’è niente da fare
tra me e te. 
Siamo uniti anche se scoppiamo.
Siamo insieme anche se evadiamo.
Siamo padroni in catene.
Siamo ospiti che vorrebbero rimanere.
E andiamo e andiamo, 
e prendiamo le scale
non l’ascensore. 
E viviamo e viviamo
per essere a nostra volta didascalia
ritorno
scambio
storia
comunicazione
menefreghismo
indifferenza
repulsione
e poi di nuovo calore,
saggezza
fede
amore. 
Una manciata di passi, la hall.
Paghiamo il conto, sempre.
Sorridiamo allo sconosciuto.
Tutto ok, siamo stati benissimo, arrivederci.
Quanti pasticci, dentro un saluto. 
Persone che
gli chiederesti come hanno passato la vita 
e invece le lasci lì
sulla sedia girevole
dietro ad un monitor, 
è così che va. 
I petali nella stanza
un istinto appeso alla maniglia della porta. 
Una donna delle pulizie entrerà 
tra poco 
tra pochissimo
e non leggerà nulla delle nostre didascalie
oppure tutto, 
non lo sapremo mai.
Facciamo colazione al bar subito a sinistra
lì fuori, 
subito lì 
così.
Tu ordini il caffè, io scrivo: 
“Ho desiderato essere un fiore, per un momento. Un fiore sulla scrivania, un petalo accanto a un tendone marrone. 
Ho desiderato essere, con te, un elenco di cose di cui occuparsi scritto da Dio in persona. 
Forse lo siamo, chissà…”

da ‘Capriole finite bene’, il mio libro, edito da
Il Seme Bianco-Castelvecchi editore

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