Come se fosse un gusto

Come se fosse un gusto

Lecco le tue parole. Lecco tutto, anche il fondo della scatola. Le lecco mentre le leggo e sento la tua voce, quella senza suono che esce dal cuore, va dritta dentro la spalla destra, si allunga tra la spalla e il cuore, scende sotto forma di rivolo nel mio fianco destro. Sai, lì ci sono le rapide e il tuo suono che non è un suono compie un salto obliquo come di cascata fino in fondo all’intestino, poi allaga tutta la pancia e io so che ti amo. 
Tutto questo accade in una frazione di secondo. Sembra una roba lunga, ma non lo è. I fiumi non sono mai lenti. 
Ho pensato di venire qui, di venire qui a conquistarti anche oggi, oggi che è mercoledì, e il mercoledì non è meno importante del martedì, e non è neanche meno influente di quando siamo nati, di quando ci siamo letti, di quando abbiamo sentito quel rimbombo e quegli schizzi dentro, di quando ci siamo leccati, di quando ci siamo resi conto. 
E così, siccome mi manchi, sono venuta qui, sono entrata nella scatola e ho leccato tutte le tue parole come fossero gli ultimi chicchi di riso rimasti nella gavetta del soldato e ho leccato il nostro boato come se fosse un gusto.
Come se fosse un gusto.

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